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Referendum costituzionale, vince il no: dalla politica al mercato immobiliare, cosa ci aspetta ora?

Oltre il 65% degli elettori è andato ieri alle urne per dire il suo "no" forte e chiaro alla riforma costituzionale di Matteo Renzi. Con il 59% dei no e appena il 40,9% dei si, il popolo italiano ha espresso quella che è, soprattutto, una bocciatura al governo del premier, che fin dall'inizio ha personalizzato l'accesa campagna elettorale per il referendum. Italia si è svegliata oggi senza un primo ministro - che dopo la cocente sconfitta ha annunciato le dimissioni - e con mille ipotesi sul tavolo. Mentre i mercati hanno salutato il risultato con una caduta dell'euro superiore a quella del post Brexit.

La bocciatura della riforma e di Renzi

La riforma della Carta Costituzionale, già approvata dal Parlamento e dalla stessa opposizione riunita nel fronte del no - puntava a cambiare oltre 40 articoli della nostra magna charta. L'idea era porre fine al cosiddetto "bicameralismo paritario", svuotando di fatto il Senato dello stesso potere legislativo della Camera dei Deputati. E superando il pasticciaccio del titolo V della Costituzione, che con la riforma del 2001, aveva creato una zona di limbo tra poteri dello Stato e delle regioni. Ma le riforme dovranno aspettare.

Le dimissioni di Renzi - già annunciate nella conferenza stampa di questa notte - saranno formalizzate con l'incontro tra il (quasi ex) premier e il presidente Sergio Mattarella. Quanto mai improbabile che Renzi possa accettare un secondo mandato, anche se in mano del Presidente c'è la possibilità - dopo un giro di consultazioni di chiedergli di ripresentarsi in Parlamento.

Due strade per l'Italia: elezioni o nuovo governo?

Nella crisi di governo che si è aperta sono due le ipotesi in mano al Presidente: sciogliere le Camere e indire nuove elezioni (una scelta fortemente voluta dal comitato del No, Cinque Stelle in primis), o scegliere un nuovo leader tra le file del Pd, che, continua ad avere la maggioranza in Parlamento. Ci sarebbe però da risolvere il nodo della legge elettorale, che dovrebbe essere approvata in tempo record dal Parlamento. 

La strada più facile da percorrere in questo momento - per placare le turbolenze dei mercati ed evitare di spingere Italia nel baratro di una crisi economica - sarebbe quella di un nuovo governo. Il toto premier vede in pole position il ministro dell'economia Padoan, figura che ha l'approvazione dei mercati e dell'Europa, ma forse considerato come troppo vicino al premier uscente. Un altro dei papibli è il presidente del Senato Pietro Grasso, forte di una lunga carrera come magistrato e di un rapporto solido con il presidente Mattarella. Senza dimenticare che nel momento della sua elezione ottenne l'appoggio dei Cinque Stelle.

Un'altra strada passerebbe per la scelta di una personalità al di sopra delle parti per traghettare l'Italia attraverso le turbolenze dei mercati e verso la scelta di un sistema elettorale. Non bisogna dimenticare infatti, che al momento ci sono due diverse leggi elettorali in vigore. Per la Camera c'è l'Italicum (che consente alla lista più votata di avere la maggioranza assoluta dei seggi), mentre per il Senato c'è il Conseltellum, (ovvero una legge elettorale proporzionale senza premio di maggioranza, ma con soglie di accesso del 2 o del 4%)

Le turbolenze dei mercati

Il risultato del referendum ha spinto verso il basso l'euro, scivolato ai minimi da venti mesi, un risultato peggiore del dopo Brexit. Ma la turbolenza è durata poco visto che la divisa unica ha recuperato terreno, raggiungendo quota 1,06 contro il dollaro. Sale anche lo spread tra Btp e Bunda ha registrato un'impennata, raggiungendo 170 punti base, mentre il rendimento del titolo decennale è tornato al 2%.

Nel mirino ci sono le banche, soprattutto il Monte dei Paschi di Siena, perché il periodo d'incertezza potrebbe spazzare via gli investitori costringendo ad attivare la clausola del "bail -in". Adesso gli occhi sono puntati sulla prossima riunione della Bce e sulla possibile scelta di Mario Draghi di acquistare i titoli d'Italia, mettendoli al riparo dagli attacchi degli speculatori.

Gli effetti sul mattone

Il risultato del referendum potrebbe significare una battuta d'arresto anche per il mattone italiano, che stava attraversando un periodo di crescita con il rialzo delle compravendite e spread sui mutui al minimo. Secondo Vincenzo De Tommaso, reponsabile comunicazione di idealista: “la sfiducia e l’incertezza che provoca la vittoria del no sui mercati internazionali può causare maggiori difficoltà di accesso al credito da parte di molti italiani, che dovranno pagare spread più elevati. Pertanto, è prevedibile che nei prossimi trimestri, si assisterà a una riduzione del numero di operazioni di compravendita chiuse, e anche a un ultreriore calo dei prezzi di vendita. In questo scenario mercato degli affitti ritroverà protagonismo.